Al-Qarafa è il cimitero più antico del Medio Oriente, una città dentro la città in cui vivi e morti abitano insieme in un vero e proprio agglomerato urbanistico, con edifici sia pubblici che privati. Il macabro appellativo “Città dei morti” evoca spettrali immagini di luoghi abbandonati. Invece, qui, le tombe servono ai bambini per rincorrersi, agli attori di un piccolo teatro ambulante per allestire il loro spettacolo, alle madri per stenderci i panni. La necropoli musulmana “ospita” oggi oltre un milione di persone.

Le sepolture nel terreno sono ora adibite alla coltivazione di ortaggi e i cenotafi – costruzioni tombali sporgenti dal terreno – vengono utilizzati come piani di cottura o giardini pensili.  “Per il governo, siamo già morti anche noi”, dicono alcuni abitanti. La situazione attuale, sebbene non tollerata dal governo egiziano, viene comunque accettata e considerata un dato di fatto difficilmente modificabile: sfrattare chi ci abita priverebbe troppa gente della casa.

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In un Paese come l’Egitto, dove secondo Der Spiegel il 40 percento della popolazione vive con meno di 1 euro e 50 al giorno, abitare in una delle numerose baraccopoli del Cairo è diventato addirittura un lusso per molte persone. All’inizio c’erano solo i guardiani dei mausolei, che con il permesso della famiglia, curavano le tombe in loro assenza in cambio di alloggio. Lentamente, in tanti si sono trasferiti qui, chi per la crisi e chi perché aveva perso la casa nel terremoto del 1992.

Foto: Reuters.

Al-Qarafa sembra un piccolo paese: lunghi viali costeggiati da abitazioni con giardino sul retro. Questa è l’immagine che appare guardandola da lontano, ma da vicino tutto cambia e Città dei morti si rivela in tutta la sua sacralità, dove il silenzio abita antiche stanze di preghiera, mentre la vita quotidiana scorre.


Di Marta Foresi
Napoli nel cuore e Milano nella mente. E Roma, la grande madre che l’ha adottata a 24 anni, dopo una laurea in Sociologia alla Sapienza e un Master in Scrittura Creativa e Mediazioni Culturali a Dublino. Oggi è giornalista freelance e pittrice. Ama i cervi, il Giappone e le onde gravitazionali.