Quando è arrivato, oltre 50 delegazioni hanno abbandonato l’aula. Molti fischi e pochi applausi per il presidente israeliano che ha attaccato i paesi che stanno riconoscendo la Palestina e ha smentito il genocidio e gli orrori in corso a Gaza. “Vogliamo finire il lavoro nella Striscia”, ha detto.

La Redazione

Tanti fischi e pochi applausi per il premier Benjamin Netanyahu prima del suo intervento all’assemblea generale dell’Onu di venerdì 26 settembre. Il presidente dell’assemblea ha dovuto richiamare all’ordine la sala più volte, mentre oltre 100 delegati di 50 delegazioni uscivano in segno di protesta. Tra i paesi europei, l’Italia è rimasta mentre la Spagna no.
Netanyahu ha ricordato quelli che considera i “successi di Israele” contro l’Iran, gli Houthi in Yemen, in Siria e contro i leader di Hamas a Gaza ed ha mostrato la sua ‘mappa del terrore dell’Iran’, da lui aggiornata.
“Vogliamo finire il lavoro a Gaza il più velocemente possibile”, ha detto ricordando che gli ultimi militanti di Hamas sono rimasti a Gaza city.
“Molti Paesi hanno ceduto ad Hamas”, ha quindi accusato Netanyahu, in riferimento ai tanti stati che stanno riconoscendo o hanno già riconosciuto la Palestina, sostenendo che le critiche a Israele su Gaza sono “bugie antisemite” e che l’autorità palestinese è “corrotta sino al midollo”. “Da decenni si sentono promesse di riforma dell’autorità palestinese ma non sono mai state mantenute”, ha detto, ricordando anche che non si tengono elezioni da lungo tempo.

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Foto copertina © dai social di Benjamin Netanyahu