I voti favorevoli sono stati 110, i no 66, gli astenuti 2. Il ministro dell’Economia Giorgetti: “Abbiamo fatto cose che pensavamo impossibili”. La manovra vale 22 miliardi. Le opposizioni con i cartelli rossi in Aula: “Voltafaccia di Meloni”.

La Redazione

L’aula del Senato ha approvato martedì la quarta legge di bilancio del governo Meloni, che vale 22 miliardi di euro. I voti a favore sono stati 110, quelli contrari 66, gli astenuti due. Dalle pensioni al condono, fino alle spaccature interne alla maggioranza e le tensioni tra il vicepremier Matteo Salvini e il ‘suo’ ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, la manovra ha avuto un percorso accidentato. Prima di passare alla Camera, è stato votato in Commissione il maxi emendamento che ha stralciato 5 norme dopo i dubbi del Quirinale. Tra queste, è saltata la norma sui lavoratori sottopagati, ovvero l’emendamento che concedeva uno ‘scudo’ ai datori di lavoro che non hanno corrisposto un salario equo ai lavoratori, anche in caso di condanna ai sensi dell’articolo 36 della Costituzione.

Tra le altre misure, cala l’Irpef per i redditi medio-alti ed alti, aumenta da uno a tre mesi l’età pensionabile e aumentano ulteriormente i tagli all’anticipo pensionistico per i lavoratori precoci. Via libera alla rottamazione quinquies senza l’ampliamento chiesto dalla Lega. Sono rifinanziati, con complessivi 780 milioni nel 2032 e 2033, gli stanziamenti per il Ponte sullo Stretto di Messina. Calano le risorse per il Piano Casa: per il 2026 arrivano 110 milioni, invece dei 300 inizialmente previsti. Inoltre aumentano dal 1 gennaio le sigarette e la benzina diesel.
Il ministro dell’Economia Giorgetti ha così commentato il voto di fiducia: “Abbiamo fatto cose che pensavamo impossibili”.

Le proteste delle opposizioni

Le opposizioni hanno protestato in Aula al Senato poco prima del voto sulla fiducia sulla manovra. I senatori di Pd, M5S e Avs hanno esposto dei cartelli rossi con la scritta bianca ‘Voltafaccia Meloni‘. La segretaria del Pd Elly Schlein ha così commentato la manovra: “Giorgia Meloni ha gettato la maschera, la sua incoerenza è ormai conclamata. Dopo tre anni si è ritrovata, con un Governo diviso e litigioso, a dover tradire tutte le sue promesse elettorali. Ha costruito la legge di Bilancio sull’aumento all’età pensionabile, aumento delle accise sul carburante, tagli alla sanità in un Paese dove sei milioni di italiani non riescono a curarsi, tagli alla scuola e ai trasporti. Molti hanno detto e scritto che questa sarebbe una manovra senza visione, peggio. Questa è una manovra che porta l’Italia in un vicolo cieco senza crescita, se non quella delle diseguaglianze”.

Per il presidente del M5s Giuseppe Conte: “Pensavano di farla franca, calpestando i diritti dei lavoratori sottopagati senza che nessuno se ne accorgesse. Invece no: li abbiamo contrastati con forza e ora Meloni e soci ritirano dalla manovra la vergognosa norma che avrebbe impedito a queste persone di ottenere gli arretrati sul loro stipendio, nonostante una sentenza favorevole del tribunale, basata sul principio della giusta retribuzione dell’art. 36 della Costituzione”.

Matteo Renzi ha definito la manovra “brutta senz’anima, mediocre come Giorgetti”.
Per Tino Magni (Avs), è una manovra “classista che prende dai più fragili. Volevate abolire la Fornero e io sono sempre stato contro la Fornero e non solo non l’avete mai cambiata ma l’avete peggiorata”.