Dall’inizio del genocidio, i reporter uccisi sono almeno 274. I giornalisti sono tra i maggiori obiettivi della furia di Israele, insieme ai civili in cerca di cibo e ai bambini.
La Redazione
L’esercito israeliano due lunedì fa ha attaccato l’ospedale Nasser di Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza. Tra i 20 palestinesi uccisi, c’erano anche 5 giornalisti. Il massacro è stato solo l’ultimo di una lunga lista in cui fotoreporter e cronisti hanno perso la vita per essere stati sparati, bombardati o bruciati vivi. Gli ultimi cinque si chiamavano Hossam al Masri e Mohammed Salama, due fotoreporter che lavoravano rispettivamente per Reuters e Al Jazeera, Mariam Abu Daqa, giornalista che collaborava con Associated Press, e Moaz Abu Taha e Ahmed Abu Aziz, giornalisti freelance. Reuters ha detto inoltre che è stato ferito un altro suo giornalista, Hatem Khaled. Le immagini della bomba che esplode tra i soccorritori del primo attacco hanno fatto il giro del mondo.
The moment Israel targeted rescue teams following a strike on the Nasser hospital compound in Khan Younis, 14 Palestinians were killed, including four journalists. pic.twitter.com/4cZe6tE8NS
— Rania Zabaneh (@RZabaneh) August 25, 2025
Dei due attacchi, il primo ha colpito il quarto piano dell’ospedale, il secondo è avvenuto alcuni minuti dopo, quando i primi soccorritori erano già arrivati. Si è trattato di un un attacco “double tap”: significa attaccare intenzionalmente lo stesso obiettivo due volte a distanza di pochi minuti, colpendo anche i soccorritori con l’obiettivo di fare più morti possibile. Il portavoce dell’esercito israeliano, Nadav Shoshani, ha detto che Israele avvierà un’indagine interna sull’accaduto. Un impegno già annunciato più volte in passato, ma che non ha mai portato a nulla di concreto.
Dall’inizio del genocidio, il 7 ottobre 2023, i reporter uccisi sono almeno 274.

La condanna di Onu e Ap
Le Nazioni Unite hanno condannato l’ennesimo attacco di Israele contro ospedali e giornalisti. “L’uccisione di giornalisti a Gaza dovrebbe sconvolgere il mondo, non spingendolo a un silenzio attonito, ma ad agire, chiedendo responsabilità e giustizia”, ha dichiarato la portavoce dell’Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani, Ravina Shamdasani, in una nota, insistendo: “I giornalisti non sono un bersaglio. Gli ospedali non sono un bersaglio”.
Associated Press si è detta scioccata e rattristata dalla notizia della morte della giornalista Mariam Dagga di 33 anni che lavorava proprio per AP, uccisa nell’attacco. Dagga, che ha un figlio di 12 anni evacuato da Gaza all’inizio della guerra, lavorava spesso al Nasser e recentemente aveva riportato le difficoltà dei medici dell’ospedale nel salvare i bambini dalla fame.
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