Bufera al Ministero della Cultura. Giuli ha licenziato Merlino e Proietti, esponenti di spicco di Fratelli d’Italia per i mancato fondi al documentario su Giulio Regeni. Il Pd: “Guerra nella maggioranza”. Ma per Fdi sono “normali avvicendamenti”.

La Redazione

Il Ministero della Cultura torna al centro della bufera politica. Dopo le dimissioni dell’ex sottosegretario Vittorio Sgarbi e poi quelle dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano, ora il ministro Alessandro Giuli ha licenziato Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del Mic e uomo di fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, ed Elena Proietti, a capo della segreteria personale del ministro. La motivazione sarebbe nella gestione dell’erogazione dei finanziamenti al documentario su Giulio Regeni, che non ha ricevuto i fondi nonostante la richiesta del produttore.

Foto credits © dall’account X di Alessandro Giuli

Fratelli d’Italia minimizza: “Sono normali avvicendamenti”, dicono dalla segreteria. Ma per l’opposizione, dietro all’accaduto ci sarebbe un regolamento di conti all’interno di Fratelli d’Italia, che fa il paio con le divisioni sulla presenza della Russia alla Biennale e il licenziamento di Beatrice Venezi da direttrice della Fenice. Anche se dal ministero non arrivano conferme, Giuli ha licenziato Merlino per non aver vigilato sulla vicenda del documentario su Giulio Regeni, a cui il ministero ha negato i finanziamenti. Il ministro aveva bollato come “inaccettabile” il rifiuto, di cui non era a conoscenza a differenza, a quanto pare, del responsabile della segreteria tecnica. Nel corso della cerimonia al Quirinale per i premi David, Giuli, parlando del docufilm, aveva promesso “di mettere ordine e un sovrappiù di coscienza morale laddove hanno prevalso invece l’opacità o l’imperizia”. Poi, il giorno dopo, Giuli ha garantito che il film avrebbe usufruito “di un altro canale di sostegno, perché è un caso unico”.