Piero Moriconi, un muratore di 63 anni, ha ucciso a fucilate la moglie Kety Andreoni, 51 anni, e il figlio Mirko di 24 anni, perché gay. Dopo aver confessato ha detto: “Mi sono liberato di loro”. Da anni, il ragazzo denunciava sui social un clima di odio da parte del padre.
Di Marta Foresi
“Ho preso il fucile e ho sparato: ho fatto quello che andava fatto”. È questa una delle frasi più sconvolgenti agli atti dell’inchiesta della Procura di Lucca sul duplice omicidio avvenuto a Pieve, frazione del comune di Camaiore, dove Piero Moriconi, operaio e cacciatore di 63 anni, ha ucciso la moglie Kety Andreoni, 52 anni, e il figlio Mirko Moriconi, 24 anni, all’interno dell’abitazione familiare. “Mi sono liberato”, ha anche detto l’uomo che non ha mai accettato l’omosessualità del figlio. ‘Era matto mio figlio”, avrebbe ripetuto il 63enne nel corso dell’interrogatorio. “E mia moglie difendeva sempre Mirko”, accennando anche al fatto che sarebbe stato picchiato da lei. L’arma utilizzata per il duplice delitto, un fucile da caccia regolarmente detenuto, è stata impiegata a distanza ravvicinata contro le vittime.
L’uomo, muratore di professione, si trova ora detenuto nel carcere di Lucca dopo il fermo eseguito dai carabinieri su disposizione della Procura, coordinata dal pubblico ministero Elena Leone. ”Abbiamo litigato. È stata l’ennesima discussione per i soldi”, avrebbe raccontato l’uomo agli inquirenti, ricostruendo gli istanti precedenti al gesto.
Il duplice omicidio si è consumato nel pomeriggio di mercoledì 24 giugno. Da almeno quattro anni la situazione in casa era diventata tesa, al punto che sui social il 12 ottobre 2022 Mirko aveva scritto: “Ragazzi è brutto pensare che un padre ti preferisca morto piuttosto che gay”.
