Dopo le bombe di Trump sul Venezuela e l’arresto, il leader venezuelano dal carcere di New York è apparso sicuro di sé: “Sono prigioniero di guerra”. La prossima udienza sarà il 17 marzo.  Il segretario Onu: “Sono preoccupato, violato il diritto internazionale”. La Francia: “Gli Usa minano le fondamenta Onu”.

La Redazione

E’ un Nicolas Maduro sicuro di sé quello che appare insieme alla moglie Cilia per la prima volta davanti alla giustizia americana. “Sono il presidente del Venezuela, sono stato rapito dalla mia casa a Caracas” e “sono innocente, non sono colpevole”, ha detto dal carcere di New York. In tribunale lo hanno portato con i piedi incatenati e degli auricolari per la traduzione (non parla inglese). Seduto accanto al suo avvocato Barry Pollack, il legale che ha assistito Juliane Assange, Maduro ha ascoltato con attenzione e si è avvalso di un interprete per rivolgersi alla corte. I capi di accusa mossi contro Maduro spaziano dal narco-terrorismo al possesso di armi. L’udienza si è chiusa dopo meno di un’ora con il giudice che ha fissato il prossimo appuntamento il 17 marzo. Uscendo dall’aula, Maduro in spagnolo si è detto un “prigioniero di guerra”. Fuori, alcune centinaia di attivisti chiedevano il suo rilascio.

La prima udienza in aula si è svolta dopo la riunione di emergenza del consiglio di sicurezza dell’Onu, che ha visto gli Stati Uniti impegnati a difendere la loro operazione. Donald Trump alla Nbc ha affermato che gli Usa “non sono in guerra” con il Venezuela, ma sono “in guerra con chi vende droga. Siamo in guerra con chi svuota le proprie prigioni nel nostro Paese, con chi manda i tossicodipendenti e i malati di mente”. Il segretario dell’Onu si è detto però “preoccupato”: “E’ stato violato il diritto internazionale“. Anche la Francia ha condannato l’azione americana: “Gli Usa minano fondamenta Onu”.

Quale futuro per il Venezuela?

La vice di Maduro Delcy Rodriguez è stata designata nuova presidente ad interim del Venezuela. Descritta come spietata e ambiziosa, Rodriguez ha teso la mano a Donald Trump: “Lavoriamo insieme per la pace e il dialogo”, ha detto. “Sta collaborando”, ha replicato il presidente americano. Nonostante le iniziali critiche di Rodriguez, considerate più un’operazione di facciata per tenersi buoni i fedelissimi che una presa di posizione, la Casa Bianca continua a preferire una tecnocrate alla premio Nobel Maria Corina Machado, ritenendo più facile controllarla e gestirla. Una posizione che spinge molti critici a parlare di un “governo fantoccio” per il Venezuela, con Rodriguez che continuerà l’oppressione e resterà al potere e Trump che metterà mano su quello che era il vero obiettivo dell’operazione: il petrolio.

Le divisioni in Italia

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha subito difeso Trump, definendo l’attacco una “legittima azione difensiva contro il narcotraffico”. Parole che hanno diviso la maggioranza, con Salvini per la prima volta critico nei confronti di Trump, e hanno suscitato l’ira di tutte le opposizioni che hanno chiesto all’Ue di condannare chiaramente l’azione americana. Per Pd, M5s e Avs: “È stato violato il diritto internazionale”. Elly Schlein ha dichiarato: “L’azione militare di Trump in Venezuela configura un’aggressione a uno Stato sovrano che viola palesemente il diritto internazionale. La nostra Costituzione è chiara: ripudia la guerra come strumento per regolare le controversie”. Per Giuseppe Conte: “Non vi è nessuna base giuridica per l’operazione”. Per Avs: “Ora Trump attaccherà l’Olanda per ecstasy? L’attacco è inaccettabile, il governo Meloni lo condanni”.