Gli Stati Uniti hanno sanzionato la relatrice italiana dell’Onu che ha denunciato e documentato il genocidio di Gaza e le 60 aziende in affari con il governo di Israele. Intanto, in tutto il mondo, vola l’appello per conferirle il Premio Nobel per la Pace.

La Redazione

Gli Stati Uniti di Donald Trump hanno imposto sanzioni contro Francesca Albanese, giurista italiana specializzata in diritto internazionale e tutela dei diritti umani, dal 2022 relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi. L’italiana era da tempo sotto la lente di Washington. Il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha dichiarato che la sua “campagna di guerra politica ed economica contro gli Stati Uniti e Israele non sarà più tollerata”, annunciando l’iniziativa, dovuta agli “illegittimi e vergognosi sforzi di Albanese per fare pressione sulla Corte Penale Internazionale affinché agisca contro funzionari, aziende e leader statunitensi e israeliani”.
Alla base della decisione americana c’è il nuovo report pubblicato da Albanese, in cui sono menzionate oltre 60 aziende che traggono profitto dal genocidio di Gaza, tra le quali figurano importanti brand americani e internazionali, come Google, Microsoft, Carrefour, Mc Donald’s e molti altri.
Si tratta ora di capire di quale entità saranno le sanzioni annunciate dagli Stati Uniti. Rubio non ha fornito indicazioni in merito. Tra le ipotesi, quella che Albanese non possa entrare negli Stati Uniti, e che i suoi eventuali beni nel paese – sempre che ne abbia – vengano posti sotto sequestro.

Francesca Albanese ha così commentato la vicenda: “Sono la prima persona dell’ONU a cui è successo. Mi sanzionano, ma non mi hanno mai contestato i fatti. Per cosa? Per aver denunciato un genocidio? Per aver documentato un sistema? Continuerò a fare quello che devo fare.”

Gli appelli per il Nobel per la Pace

Mentre i partiti di opposizione denunciano il silenzio del governo Meloni sulla vicenda, le sanzioni a Francesca Albanese sortiscono l’effetto opposto: in tutto il mondo, infatti, si moltiplicano gli appelli affinché le sia conferito il Premio Nobel per la Pace. In queste ore, due petizioni sono on line su mettilafirma.it e su change.org.
Solidarietà ad Albanese è arrivata da tutte le principali associazioni per i diritti umani e da decine di giuristi di ogni Paese. Per Amnesty International: “Questo è un vergognoso e trasparente attacco ai principi fondamentali della giustizia internazionale. I relatori e le relatrici speciali non sono nominati per piacere ai governi o per avere popolarità ma per svolgere il loro mandato. Quello di Francesca Albanese è di promuovere i diritti umani e il diritto internazionale, un’azione essenziale in un momento in cui è in gioco la stessa sopravvivenza delle persone palestinesi nella Striscia di Gaza occupata”.

Foto copertina credits © Ap – Il Manifesto