A poche ore dal trionfo del No, sono stati costretti alle dimissioni Santanché, Delmastro, Bartolozzi e Gasparri. Ora anche Antonio Tajani minaccia di lasciare. Meloni resiste: “Andiamo avanti, non ci faremo logorare”. Le opposizioni chiedono che lasci anche Nordio.

La Redazione

L’effetto referendum travolge il governo. Il trionfo del No ha causato un vero e proprio terremoto politico nel governo Meloni e in poche ore sono caduti quattro esponenti del ministero della Giustizia e del governo. Lunedì, il sottosegretario Andrea Delmastro e la capo gabinetto del dicastero, Giusi Bartolozzi, sono stati costretti a dimettersi su esplicita richiesta di Giorgia Meloni. E mercoledì, la premier ha imposto il passo indietro anche a Daniela Santanchè che dopo un lungo braccio di ferro con la premier, ha deciso di dimettersi. Per le opposizioni, si tratta di dimissioni tardive, mentre l’ex ministra del Turismo si è difesa così, in una lettera inviata alla presidente del Consiglio: “Cara Giorgia ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio“. A carico dell’ex ministra c’è un processo a Milano per presunto falso in bilancio sulla sua società Visibilia e un’indagine per un’ipotesi di bancarotta.

Giovedì, è arrivata anche la quarta dichiarazione di dimissioni: Maurizio Gasparri ha lasciato il suo incarico di capogruppo al Senato di Forza Italia, dopo la sfiducia di due terzi del partito e la decisione di Marina Berlusconi di avviare un rinnovamento della classe dirigente di Fi. Al suo posto arriverà Stefania Craxi, ma la scelta ha causato i malumori degli attuali vertici e Antonio Tajani, leader del partito e ministro degli esteri, ha minacciato di lasciare la guida di Forza Italia.

I casi Delmastro e Bartolozzi

Se le dimissioni di Santanché sono legate ai due processi che la vedono protagonista, quelle di Delmastro sono legate agli affari con la figlia di Mauro Caroccia, condannato come prestanome del clan Senese, e con cui lo storico esponente di Fratelli d’Italia ha aperto un ristorante a Roma. Per Bartolozzi, invece, è stata cruciale la gestione della campagna referendaria e, in particolare, la frase choc detta a una tv siciliana: “Se vince il sì ci liberemo dei magistrati. Sono un plotone di esecuzione“. Ma pesano anche le scelte fatte al ministero soprattutto sul caso del rimpatrio del generale libico Almasri.

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